Il romanzo tratta tre diverse storie in diversi spazi temporali: anni ’30, anni ’60 e anni ’80, con abilità narrativa Barbara Ghinelli riesce a tessere le fila delle tre storie intrecciandole magistralmente, svelando al lettore, pagina dopo pagina, piccoli indizi proprio come le mollichine lasciate da Hansel e Gretel al loro passaggio per non perdersi nel bosco! Tutto si ricongiunge in una trama fitta di misteri che ricollega le tre vicende, questo mi ha ipnotizzato e fatto sì che terminassi il libro in due sere.

A cominciare dall’ambientazione iniziale ovvero l’affascinante e tetro castello di Duino arroccato a strapiombo sul mare, si fa cenno anche alla storia del castello e alla leggenda della Dama Bianca che con immensa curiosità sono andata ad approfondire.

Il castello dove aleggia questa oscura presenza è il luogo ideale per commettere un delitto e per seppellire prove e segreti di un passato lontano. Delle ragazzine si trovano nel giardino del castello per raccontare storie di fantasmi, quando si trovano, loro malgrado, testimoni di un agghiacciante delitto. Quell’esperienza le segnerà a vita, anche il loro rapporto di amicizia sarà irrimediabilmente incrinato, soprattutto perché erano già provate da un’altra devastante tragedia che non posso svelare.

Negli anni ’80 a seguito del rapimento di tre bambine, l’investigatore Arthur è chiamato a fare luce su queste sparizioni e indagando scopre un vero e proprio vaso di Pandora in cui sono coinvolte anche le amiche che hanno assistito al delitto degli anni ’60 e ora sono adulte tormentate, ognuna a modo suo, ma che intendono, con l’aiuto dell’ispettore, risolvere tutta la vicenda.

Il sentimento dell’amicizia e dell’empatia ha un peso molto importante nel racconto, non solo tra le ragazze ma anche per le nobili sorelle e proprietarie del castello Sybil e Lucrezia Amburgo delle Torri. Donne segnate da un destino crudele che le ha rese vittime della loro blasonata famiglia, non hanno potuto scegliere il loro amore né di partecipare attivamente alle battaglie politiche che imperversavano nell’Italia degli anni ’30 per affermare i diritti delle donne e il tanto agognato diritto al voto, questo per Sybil diventa ragione di vita e per questo verrà ripudiata dalla sua famiglia.

Una delle ragazze scopre parte di questo passato attraverso un diario sepolto nel castello:

“Aveva toccato con mano un dolore tanto enorme e straripante da essere riuscito a trapassare le pagine di un vecchio diario sgualcito e più di cinquant’anni di storia. Era arrivato a lei con la stessa intensità di come l’aveva vissuto Sybil. Era strano sentire le sofferenze altrui direttamente sulla propria pelle.”

Le ragazze instaurano una profonda empatia verso le nobili Amburgo delle Torri ma anche verso le piccole adolescenti rapite e decidono di portare a galla tutta la verità. Una verità dolorosa perché anche il loro personale vaso di Pandora sta per essere scoperchiato.

È difficile scrivere un thriller con una buona storia che tiene un ritmo serrato fino all’ultima pagina, ma in questo libro l’autrice riesce a districarsi addirittura con tre belle storie e con un superbo intreccio, i miei complimenti a Barbara Ghinelli!

Alessandra Ottaviano

Blogger

Cara Barbara ti conosco da poco, ma ho avuto modo di apprezzarti attraverso la scrittura. Colgo la tua profonda sensibilità dall’amore con cui accarezzi le cose, descrivi con passione luoghi e scandagli le anime dei personaggi che racconti. Uno stile un po’ d’altri tempi, poetico e incisivo, che ricorda i classici della letteratura anglosassone. “Ombre dal passato” è uno psico thriller a tutti gli effetti, intriso di colpi di scena e complotti. Un romanzo complesso che si snoda su più chiavi di lettura: temporale ed emotivo. Ma al di là della trama ricca di suspense, si evince l’ordito di matrice psicologica. I temi dell’amicizia, dell’amore, del rimorso, del dolore e della pazzia, persino, sono trattati con garbo e profondità d’intento. L’invito finale è di speranza, a lottare contro pregiudizi e meschinità, per perseguire i valori del cuore. Una sorta di favola bella che dà un senso a questa vita in cui il dolore è una condizione inevitabile. Appare autentica la tua passione per la scrittura e i personaggi, particolari e molto ben tratteggiati, si svelano a poco a poco. Sai calare il lettore con urgenza tra le pagine e al contempo centellinare dettagli ed emozioni per mantenere viva l’attenzione. La trama è elaborata e coerente. Non perde mai di credibilità.

Davvero brava, complimenti!

Cristina Alessandro

scrittrice

Ombre dal passato è davvero un buon romanzo. Lo stile è sorprendente, perché assolutamente démodé: Barbara Ghinelli non si vergogna affatto — e fa bene, visti i risultati — di scrivere come una romanziera di inizio secolo (scorso): le immagini che evoca, le descrizioni, alcuni tratti dei personaggi e il modo di rappresentarli sembrano davvero appartenere a un romanzo d’altra epoca. Se da un lato non è uno stile che di solito mi attira, in questo caso non ho potuto fare a meno di constatare, via via che proseguivo nella lettura, che, lungi dall’essere un registro monocorde e obbligato, la scelta stilistica di Barbara Ghinelli è ponderata e sentita — in poche parole, sincera. Si capisce che le piace scrivere così, e questo piacere nella scrittura, alla fine, si traduce anche, inevitabilmente, in piacere di lettura (e ve lo dice uno che, di solito, si esalta oltremisura per gente come William Gibson, Chuck Palahniuk e Neal Stephenson).

L’ambientazione quasi “gotica” di molte scene — il castello di Duino, arroccato a picco sul mare, e i drammi che vi hanno luogo, a sorta di “prologo” della storia, ambientata più avanti nel tempo — non può non richiamare alla memoria le atmosfere cupe e tetre tipiche della scuola di Horace Walpole.

La storia si svolge in tre periodi distinti: gli anni Trenta, gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Un tremendo naufragio al largo di Trieste, nel 1930, apre il romanzo e — si capirà in seguito — sarà il primo motore della serie concatenata di avvenimenti che porterà alla sorprendente conclusione. Trent’anni dopo, un gruppo di quattro amiche, poco più che ragazzine, è involontariamente testimone di un orribile delitto che si consuma all’ombra dei torrioni del castello di Duino, e tutte — nessuna esclusa — ne avranno la vita irrimediabilmente segnata. Vent’anni dopo (quindi a mezzo secolo dal naufragio), quelle stesse ragazzine — ora ovviamente donne — si ritrovano invischiate, apparentemente quasi per caso, in un’epidemia di rapimenti di bambine che hanno come elemento in comune un oscuro simbolo esoterico trovato nei luoghi delle sparizioni.

Un simbolo che loro hanno già visto…

È qui che il romanzo, davvero, prende il volo. Nella continua sovrapposizione dei tre archi temporali Barbara Ghinelli riesce, con abilità sorprendente, a gestire le informazioni che fornisce al lettore, svelando a poco a poco quello che, si intuisce di pagina in pagina, diventa un mistero sempre più fitto e interconnesso. Nonostante ciò, il finale (che non vi svelo affatto, nemmeno con uno dei miei soliti “spoiler alert” cliccabili, perché davvero rischierei di rovinare tutto) riesce comunque a cogliere di sorpresa anche i lettori più sgamati — categoria alla quale mi vanto di appartenere.

C’è anche un altro aspetto che va considerato — non a caso l’autrice ne parla esplicitamente nella “quarta di copertina” presente nel Kindle Store: Ombre dal Passato è (anche, mi permetto di aggiungere) un romanzo sull’amicizia e sulle sfumature dell’amicizia: il rapporto che lega le protagoniste, già indissolubilmente unite dall’esperienza vissuta trent’anni prima, è portato avanti da Ghinelli con altrettanta attenzione di quella che ha dedicato all’aspetto più puramente thriller del romanzo, facendo sì che i personaggi consolidino ulteriormente quella che è, a tutti gli effetti, una storia davvero ben costruita.

Stefano Massaron

Editor, scrittore e traduttore

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