Ciao amico lettore, hai trascorso bene le feste natalizie?

Spero che, tra un piatto di lenticchie e una fetta di panettone, tu sia riuscito a trovare il tempo di leggere qualche libro che ti abbia appassionato.
Natale, almeno per me, è tempo di classici, di storie intramontabili.
Ce ne sono tantissimi, tutti diversi, tutti da assaporare più e più volte ancora, perché non stancano mai.

Durante queste ultime settimane, ho riletto uno dei romanzi più belli di sempre. E oggi, per la nostra rubrica del sabato “Una lettura per te”, voglio parlartene.
Quindi, mettiamoci comodi sulla poltrona immaginaria preferita del nostro salottino virtuale e tuffiamoci nella mente di Louisa May Alcott.

Scommetto che sei un lettore attento e che quindi tu abbia già capito di quale libro parleremo in questo articolo: ebbene sì, intendo proprio quel romanzo meraviglioso. Piccole donne.
La domanda di rito a questo punto non è se l’hai letto, ma quante volte l’hai letto?

È considerato un grande capolavoro della letteratura per ragazzi, ma continua a essere molto apprezzato anche dal pubblico adulto. E secondo me questo perché le tematiche affrontate dalla Alcott ci appassionano, ci stanno a cuore. E lo fanno continuamente, anche dopo tanti anni dalla pubblicazione.

Meg, Jo, Beth e Amy sono quattro sorelle. Vivono con la madre e la domestica e, all’inizio del libro, il padre si trova al fronte a combattere nella Guerra di Secessione, che fa da sfondo alle vicende.

Il loro è un rapporto solido, forte. Bellissimo. Io ho la fortuna di avere una sorella e quindi capisco fino in fondo cosa voglia dire non essere mai sola e affrontare il cammino della vita mano nella mano con lei. E questo è ciò che fanno anche le quattro ragazze March, in un’altra epoca, un altro mondo, certo, ma in fondo cosa importa? L’amore che s’infiamma e arde all’interno delle quattro mura di casa non ha età.

Così come il rapporto che lega ciascuna di loro alla madre, figura importante, intorno a cui ruota tutto, materna, sempre presente nei loro piccoli drammi quotidiani ma allo stesso tempo lascia loro lo spazio adatto perché ognuna possa avere libertà di scelta. Le esorta a non mollare, a perdonarsi, a diventare donne migliori, ma non le sforza a superare le loro paure dall’oggi al domani.

Mi riferisco in particolare all’eccessiva timidezza della giovane Beth, al suo timore di uscire di casa anche solo per recarsi dal vicino a suonare il pianoforte. E nella mia mente, leggendo il libro, è nata un’immagine: la madre che osserva dalla finestra i suoi infiniti tentativi di vincere le sue remore, le impronte della ragazza sulla neve, che ogni giorno si fanno sempre più grandi.

Numerose sono le difficoltà che le attendono: la malattia del padre, l’improvvisa partenza della madre per raggiungerlo, Beth che si ammala di scarlattina.
E il libro sottolinea come ciascuna di loro, nelle loro diversità e nelle infinite sfaccettature del loro animo, reagisce ai cambiamenti, come affrontano con semplicità le giornate godendo delle piccole cose che le circondano.

Questa a mio parere è una cosa che va sottolineata, perché al giorno d’oggi, in un mondo dove non ci si accontenta mai di quel che si ha, la maggior parte di noi ha dimenticato cosa significa.

Altra tematica di cui si parla nel romanzo e di cui Jo si fa paladina e portatrice del messaggio è il ruolo delle donne nella società. La secondogenita ha molto a cuore questo tema, lotta con tutta se stessa contro le regole che vogliono relegare le donne a un ruolo secondario, non si vergogna di mostrarsi per come è, non teme il giudizio altrui.
Per questo motivo apprezzo tanto Jo e la sento vicina: il ruolo delle donne è una tematica che mi sta a cuore e di cui a volte parlo nei miei libri.

Piccole donne è un romanzo che fa amare, sognare, commuovere, che trascina nella casa e nel cuore di queste piccole grandi donne, in un’epoca del tutto priva di tecnologie e di informazioni e proprio per questo quindi si vivevano i rapporti con la famiglia e con gli amici in maniera molto più genuina.

Cosa ne pensi tu, amico lettore? Raccontami, qual è la tua sorella March preferita e perché? La riflessiva Meg, l’intraprendente Jo, la dolcissima Beth o la vanitosa Amy? A chi assomigli di più?

E, per concludere, ti lascio con l’incipit del romanzo, perché in fondo ogni fine è sempre un inizio.

Ti abbraccio. Barbara.

«Natale non sarà Natale senza regali» brontolò Jo, stesa sul tappeto.

La lettrice di ossa
(e scrittura-dipendente)
della Brianza

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