Ciao amico lettore e compagno di viaggio,
sono passati pochissimi giorni dal lancio online del mio sito e l’emozione dell’inizio di un nuovo percorso è qui che ancora mi stritola.

Mi sento un po’ come… ricordi quando andavi a scuola e temevi che l’insegnante ti interrogasse? Magari avevi anche studiato, sapevi ciò che avresti dovuto esporre, eppure la tua paura era quella di farti comprendere dagli altri, allora ti chiedevi spesso: “Farò una bella impressione? Piacerò?”.
Ecco, l’immagine riassume più o meno il mio pensiero. Però sei qui, mi stai leggendo, e questo già significa molto per me.

Oggi voglio inaugurare la categoria Rubrica e in particolare la serie di argomenti/articoli che chiamerò Una lettura per te e che verrà pubblicata una volta a settimana, di sabato.
Di cosa si tratta?

Senz’altro nella tua vita avrai letto un certo numero di classici.
Immagina questo spazio come il mio salottino virtuale in cui, una volta a settimana, ci riuniamo per commentare questo o quel libro, ciò che più abbiamo apprezzato dei grandi classici, i nostri autori preferiti. Quali sono i tuoi?

Io ne ho diversi e questa settimana voglio parlare di Virginia Woolf e in particolare del suo Gita al faro.
Viene pubblicato per la prima volta nel 1927 e segue la tradizione del romanzo modernista, dove la trama ha un’importanza secondaria e ciò che più colpisce è l’introspezione psicologica dei personaggi.

“Girandosi, guardò al di là della baia, e laggiú, certo, scivolando a intervalli regolari sulle onde, prima due lampi veloci, poi uno lungo e durevole, c’era la luce del Faro. L’avevano acceso.”

La trama è semplice. Siamo nel 1914. La signora Ramsay, donna dolce e materna, e il signor Ramsay, più severo, si trovano in vacanza sull’isola di Skye come ogni estate, con gli otto figli e alcuni amici. La vicenda comincia con il figlio minore, James, che chiede di poter andare in gita al faro il mattino successivo. Ma passeranno dieci lunghi anni prima che i componenti della famiglia Ramsay ancora in vita realizzino quel semplice desiderio. La gita viene finalmente organizzata dal padre insieme ai due figli più piccoli, James e Cam, in una giornata in cui gli animi non sono più come allora e il tutto si trasforma in un tentativo di riconciliazione.

“Perché la vela, sulla quale James teneva gli occhi fissi tanto che per lui era diventata come una persona conosciuta, si era afflosciata completamente; ed ecco che si fermarono, sbattendo qua e là in attesa del vento, sotto il sole cocente, a miglia dalla riva, a miglia dal Faro. Tutto nel mondo sembrava essere fermo. Il Faro divenne immobile e la linea della spiaggia lontana divenne fissa. Il sole si fece più caldo e tutti sembrarono avvicinarsi tra loro e sentire l’uno la presenza dell’altro, cosa che avevano quasi dimenticato.”

Il romanzo di Virginia Woolf è profondo e straordinario, rappresenta una sorta di viaggio nel cuore di una famiglia, tra conflitti e dinamiche famigliari ben esplorati e descritti, in un caleidoscopio di punti di vista e di pensieri.

“Guardò ora il gradino del salotto. Attraverso gli occhi di William vide la sagoma di una donna, tranquilla e silenziosa, con gli occhi bassi. Sedeva pensierosa, assorta (era in grigio quel giorno, pensò Lily). Gli occhi erano bassi. Non li avrebbe mai alzati. Sì, pensò Lily guardandola intensamente, devo averla vista così, ma non in grigio; non così ferma, non così giovane, non così tranquilla. La figura si compose abbastanza facilmente. Era di una bellezza da mozzare il fiato, aveva detto William. Ma la bellezza non era tutto. La bellezza aveva questo guaio: veniva troppo immediatamente, veniva troppo completamente. Fermava la vita – la gelava. Ci si dimenticava le piccole agitazioni; l’arrossire, il pallore, qualche strana distorsione, qualche luce o ombra, che rendeva per un momento riconoscibile la faccia e tuttavia le dava una qualità che in seguito si vedeva per sempre. Era più semplice appianare tutto sotto la copertura della bellezza. Ma che aspetto aveva, si chiese Lily, quando si ficcava in testa il cappello da cacciatore di cervi, o correva sull’erba, o rimproverava Kennedy, il giardiniere? Chi poteva dirglielo? Chi poteva aiutarla? Contro la sua volontà era riaffiorata in superficie, si era ritrovata per metà fuori dal quadro, a guardare, un po’ sbalordita, come se vedesse una cosa irreale, il signor Carmichael.”

Il libro è suddiviso in tre capitoli, intitolati: La finestra, Il tempo passa e Il faro.
Quello di mezzo è il più breve e mi ha colpito moltissimo la tecnica usata dalla Woolf per rappresentare con la parola scritta il trascorrere implacabile del tempo, dipingendolo come un quadro e utilizzando descrizioni emotive e visive.

Gita al faro secondo il mio parere è un libro ricco, di quella ricchezza che nasce dal cuore delle persone, perché la Woolf grazie alla sua straordinaria capacità di descrivere a fondo qualsiasi pensiero dei suoi protagonisti, con la tecnica del brainstorming (associazione di idee), ci regala una serie di ritratti psicologici ben caratterizzati, in qualsiasi sfaccettatura e sfumatura dell’animo e della mente umana.

Amico lettore, tu l’hai letto? Cosa ne pensi? Cosa ti ha colpito di più?
E ora dimmi, c’è un libro classico di cui ti piacerebbe chiacchierare insieme?

Per oggi è tutto. Ti abbraccio.
Barbara

La lettrice di ossa
(e scrittura-dipendente)
della Brianza